E’ il momento di responsabilità e umanità

GARLASCO, 8 marzo 2020 – Responsabilità e umanità: questo significa per me essere donna e madre oggi in Lombardia, e nel resto del mondo. Avere la capacità di rispondere delle proprie azioni e mantenere la propria humanitas di fronte ad una situazione di emergenza.

Da donna e da madre non posso che vivere cosi questo momento storicamente straordinario, questa vita sospesa e questa crescente necessità di mettere da parte il pensiero individuale per seguire alcune semplici regole di comportamento e dare il proprio contributo all’ecosistema in cui viviamo.

DONNE E RESPONSABILITA’ Quando si nasce e si diventa ‘donne’ il primo concetto che dovrebbe venir trasmesso è quello di responsabilità: si è in grado di procreare vita, si può diventare madri, si è responsabili da quel momento per noi stesse, ma anche per la persona che potremmo far nascere. E da lì in poi, madri o no, si resterà sempre legate in modo atavico ai nostri affetti: si è figlie, si è sorelle, si è fidanzate, mogli, amanti e poi madri, zie, nonne. Inevitabile pensare alla forza e l’energia che si innescano nel prendersi cura dell’altro – e questo non è diverso per gli uomini. I medici che si prendono cura dei pazienti, i figli che si prendono cura dei genitori, i padri e le madri che si prendono cura dei figli. L’humanitas, di cui dicevamo.

PAURA E AMORE Quando si diventa madri, poi, la responsabilità di una vita che cresce nel nostro grembo diventa inebriante, paurosa, emozionante, viva. L’essere custode di una vita che dipenderà da noi per diversi mesi a venire, per me è stata una benedizione e un dono. Ed il dono più grande lo continuo a ricevere giorno dopo giorno nell’apprendere osservando e accompagnando mia figlia a diventare indipendente da me. In questi giorni di timori e ansie, di incertezza e senso di smarrimento, il punto fermo da cui partire per me è sempre questo. Prendermi cura di me stessa, della mia famiglia, della mia professione e del mio ambiente è il modo che ho per prendermi cura del mondo. Lasciandolo meglio di come l’ho trovato. Non è certo un progetto ambizioso. Lo possiamo fare tutti? Facciamolo.

DONNE E SPORT Sono sempre stata un’atleta e per di più una pallavolista, forse tra gli sport quello più di squadra che esista. Per il semplice fatto che la densità abitativa di un campo da pallavolo è la più alta di qualsiasi altro sport, senza contare il fatto che senza il resto dei compagni non puoi portare a termine neanche un set. E questo sport, praticato per oltre venticinque anni, diventa necessariamente una forma mentis: per me di fronte alle difficoltà con allenamento ed impegno, con lavoro di squadra e sacrificio ogni obiettivo si può raggiungere. Le donne dello sport lo sanno bene ed è per questo che ho voluto raccogliere alcune testimonianze su questa situazione. Michela Traversoni, 25 anni, è un’ex compagna con cui ho condiviso una promozione e uno scudetto di serie C. Attualmente libero del Gossolengo in serie B2. Vive a Casalpusterlengo, nella prima ‘zona rossa’ italiana, in quarantena già da un paio di settimane. “Siamo in questa situazione da due settimane: non si esce per andare a lavoro, non ci si allena, qui è tutto chiuso, restano aperti solo farmacie e supermercati e panetterie al mattino. Aspettiamo di tornare alla normalità. Nelle belle giornate portiamo fuori il cane, stiamo in giardino, ci teniamo in forma con ping-pong o tapis roulant. Sentiamo amici e parenti con le videochiamate, un paio di settimane si possono sopportare, se penso che saremo confinati qui fino al 3 aprile…lo sconforto aumenta”.

AURORA GALLI, centrocampista della Juventus e della Nazionale, ha famiglia in provincia di Pavia. Ieri, insieme alle compagne, ha conquistato una storica finale dell’Algarve Cup con la maglia azzurra, battendo la Nuova Zelanda per 3-0. Mercoledi 11 marzo le italiane sfideranno la Germania, che si è sbarazzata della Norvegia in semifinale per 4-0. Sua madre mi ha raccontato come sta vivendo queste strane settimane Patrizia Saltarelli: “Iaia è abbastanza serena, sa tutto. Il rientro dal Portogallo sarà certamente complicato per chi come lei ha la famiglia in zona di quarantena. Adesso si deve concentrare sulla finale che è storica per la nazionale femminile, si atterranno alle disposizioni della federazione. Al rientro il 12 marzo qualcuno spiegherà loro se potranno allenarsi o giocare, non verrà a casa perché altrimenti non potrebbe più raggiungere Torino”. Responsabilità. “Noi stiamo vivendo la situazione a casa rispettando le imposizioni, stamattina abbiamo fatto un giro in bicicletta per i campi. Ho visto persone muoversi con il compagno o con il figlio a camminare e prendere un po’ d’aria. Speriamo che le misure prese portino al risultato. Ho visto molte donne camminare o trascorrere il tempo anche sole all’aria aperta: devo dire più donne che uomini. Ho letto negli occhi delle donne che ho incrociato oggi voglia di fare, di respirare, voglia di vivere, è un bel messaggio che si trasmette e si deve trasmettere ogni giorno. Si è madri, mogli, donne, figlie ogni giorno.

8 MARZO 2020 In Italia questa Giornata Internazionale della donna verrà ricordata molto di più per le ulteriori misure volte a contenere l’epidemia che la diatriba tra chi riflette sul valore di questa giornata del ricordo e chi ne vìola il senso profondo con serate al femminile più votate al consumismo o all’intrattenimento. Da oggi, con un nuovo decreto del Governo Italiano, il Primo Ministro Conte, ha imposto nuove misure per arginare la diffusione di COVID-19: la Lombardia è ora diventata una cosiddetta ‘Zona Arancione’. “Non c’è il divieto assoluto di entrata ed uscita, ma ci sono specifiche disposizioni sulla mobilità”, come spiega l’autorevole quotidiano italiano ‘Il Sole 24 Ore’.

LA SITUAZIONE SANITARIA In questo momento ci troviamo di fronte ad un avversario che ci deve ricordare in primo luogo che siamo respons-abili in quanto abili a rispondere, come insegna l’etimologia latina. La risposta che bisogna dare è il rispetto del ruolo, la comprensione della difficoltà altrui, che può diventare in ogni momento la nostra. Ecco la testimonianza dall’interno di uno dei numerosi medici che cercano di far comprendere la situazione reale che la Lombardia sta vivendo. Capisco il danno economico e sono anch’io preoccupato di quello. Dopo l’epidemia il dramma sarà ripartire. Però, a parte il fatto che stiamo letteralmente devastando anche dal punto di vista economico il nostro sistema sanitario nazionale, mi permetto di mettere più in alto l’importanza del danno sanitario che si rischia in tutto il paese – scrive Daniele Macchini, medico della clinica Humanitas Gavazzeni di Bergamo, una delle città più colpite in Lombardia – la situazione ora è a dir poco drammatica. Non mi vengono altre parole in mente. La guerra è letteralmente esplosa e le battaglie sono ininterrotte giorno e notte.

Non esistono più turni, orari. La vita sociale per noi è sospesa.

Perciò abbiate pazienza anche voi che non potete andare a teatro, nei musei o in palestra. Cercate di aver pietà per quella miriade di persone anziane che potreste sterminare. Per favore, ascoltateci, cercate di uscire di casa solo per le cose indispensabili. Alcuni di noi si sono già contagiati nonostante i protocolli. Alcuni colleghi contagiati hanno a loro volta familiari contagiati e alcuni dei loro familiari lottano già tra la vita e la morte.

Siamo dove le vostre paure vi potrebbero far stare lontani. Cercate di fare in modo di stare lontani. Dite ai vostri familiari anziani o con altre malattie di stare in casa. Portategliela voi la spesa per favore.”

Umanità e responsabilità.

IL RUOLO DEI MEDIA Lavorando nel settore della comunicazione assistere al flusso di notizie ci dà modo ancora una volta di riflettere sulle basi del giornalismo, che sono ancora più sacre in una condizione di emergenza. La pubblicazione della bozza del decreto odierno ha scatenato una reazione irrazionale da parti di molti che si sono precipitati ad abbandonare il capoluogo lombardo per tornare a casa, spaventati che la chiusura della Lombardia li avrebbe tenuti in trappola per chissà quanto tempo. Il decreto ufficiale specifica “è consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza”. Cito da Alberto Puliafito, direttore di Slow News: “In emergenza succede una cosa importante: quando un governo decide che siamo in stato d’emergenza, può anche sospendere i diritti fondamentali […]. In emergenza succede un’altra cosa: che le persone a cui è destinata l’informazione sono coinvolte dall’emergenza in senso emotivo. E lo sono anche i giornalisti, che sono persone. Ma che devono rispondere primariamente all’etica della loro professione ed ancor di più in questo momento. Distribuire la notizia prima del tempo, anche se una ‘non notizia’ – come la bozza di un decreto – non è la base del mestiere. Creare il panico a causa di una ‘non notizia’ può avvenire solo dove il cittadino non ha gli anticorpi necessari a difendersi.

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